Progetto

Con te con tutto è una chiamata a raduno, un invito a costruire un diverso modo di stare al mondo, a partire dall’incontro e dalla condivisione con tutto il vivente, lasciando spazio alla meraviglia, al sentire, al dialogo, alla contemplazione, al fluire del tempo che tutto trasforma.

 

Articolata come un’installazione unica dell’artista Chiara Camoni (Piacenza, 1974), la mostra – promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura – coinvolge l’intero Padiglione e lo reimmagina come un paesaggio in trasformazione, in cui il corpo della scultura e i corpi dei visitatori sono invitati a uno scambio reciproco.

 

Il lavoro di Chiara Camoni si nutre di relazioni costruite a partire da un sentire comune, da un’affinità che valica i limiti della creazione artistica per estendersi alla vita. La scultura, intesa come collaborazione con la materia, è il risultato di processi collettivi a cui partecipano la comunità cresciuta attorno al suo atelier e gruppi informali.
Con te con tutto porta in superficie i legami e gli affetti che rendono possibile il lavoro di creazione, presentando in chiave inedita la pratica dell’artista e adottando la sua prospettiva corale come metodologia.

In un periodo storico in cui il rapporto con il reale è sempre più mediato e virtuale, teoriche come Karen Barad, Laura Tripaldi e Jane Bennett, Donna Haraway, ripensano il rapporto con la materia come termine comune di tutto l’esistente e luogo di relazione e trasformazione per eccellenza. La materia non è un soggetto passivo sul quale proiettare conoscenza, ma uno spazio fisico di interazione reciproca che modifica noi e il mondo, e ci insegna a rinnovare il rapporto con il vivente: terreno di contaminazione, pluralità e incontro, proprio perché vivo e in divenire. Sono soprattutto le artiste oggi ad aver rinnovato il rapporto con la materia a partire dall’osservazione della natura selvatica, dalla riscoperta in chiave contemporanea di materiali tradizionali, dalla consapevole contaminazione con l’artigianato, dalla riappropriazione e reinvenzione di forme di rito e sacralità che rinnova la riflessione sulla figurazione, proponendo in questo modo modalità attraverso la quale sovvertire gerarchie e codificazioni del sistema dell’arte.

 

Le tematiche dell’ecologia, del femminile, della processualità, della cura e della collaborazione ci aiutano a ripensare il ruolo dell’arte a partire dalla relazione tra artista e opera e tra opera e pubblico, ma anche a farci immaginare attraverso la mediazione visiva delle opere, una diversa possibilità di vivere il presente. Non di rado, al gesto autoriale, la pratica artistica predilige la co-creazione: fare insieme presuppone e ha come effetto anche il pensare insieme, una dimensione che la filosofa Chiara Zamboni identifica nella specifica natura politica dell’amicizia femminile e che tradotto nell’apparato espositivo ci fa ripensare e sovvertire i limiti dell’autorialità mettendo al centro della creatività la parola: ‘con’. Lo spazio che si apre tra due o più persone travalica l’opera in sé.

 

Il lavoro di Chiara Camoni si inscrive in una una costellazione di pensatrici e artiste impegnate, con le parole di Silvia Federici, a ‘Reincantare il mondo’ proponendo una ricerca che reinventando gestualità e modalità di lavoro, celebra la bellezza del quotidiano e della relazione, aprendosi alla contaminazione con altre discipline e mettendo al centro della sua ricerca l’incontro, già a partire dal rapporto vitale con la materia. Attraverso la dimensione collettiva del ‘fare insieme’ e della cura, che caratterizza la sua poetica e ne costituisce anche la modalità di lavoro, l’artista invita a riflettere sulla relazione tra corpo e spazio, sul modo in cui i corpi costruiscono spazi, i gesti costruiscono mondi, i mondi raccontano di relazioni, e le relazioni sono un modo per reinventare le modalità di stare insieme, produrre, esporre.

Con te con tutto porta in superficie i legami e gli affetti che rendono possibile il lavoro di creazione, presentando in chiave inedita la pratica dell’artista e adottando la sua prospettiva corale come metodologia.

 

La prima tesa ospita un silenzioso bosco di figure in ceramica. Modellate a colombino o composte di una miriade di piccoli elementi di terracotta che danno forma a corpi in potenziale metamorfosi, ci appaiono nella semioscurità come divinità minori, arrivate da un passato molto lontano per interrogare il nostro presente.

 

La seconda tesa appare come un mondo in costruzione: un’architettura potenziale che sembra affiorare da terra e diventare pavimento, contenitore, parete, seduta. Al centro dello spazio si apre una piazza circondata da lunghe sedute, il cui punto di di fuga è il giardino: materia vivente, che nel mutare dei colori e della luce ora per ora e stagione dopo stagione, ci restituisce la connessione che tutti i corpi hanno con il tempo.

 

Il Padiglione è il luogo di uno scambio e di contatto tra corpi che fanno spazio per accogliere l’altro e che – come la materia – si modificano reciprocamente: a partire dalle opere in mostra, i Dialoghi, concepiti e progettati da Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi attivano letture plurime delle opere in mostra attraverso la commissione ad Alice Rohrwacher e Annamaria Ajmone di due interventi inediti e una punteggiatura di opere e documenti inseriti nel corpo stesso dell’installazione, mentre il public program affidato a Lungomare, sviluppa un framework narrativo di incontri, ascolti, azioni collettive attraverso il confronto con lo spazio e con i materiali.

Cecilia Canziani

Curatrice

 

Cecilia Canziani (Roma, 1976) è una storica dell’arte e curatrice indipendente. Il suo lavoro si concentra sulla pratica artistica contemporanea, la scrittura e la didattica della cultura visiva contemporanea e sulla collaborazione come metodologia curatoriale. È co-fondatrice del centro di ricerca sull’arte contemporanea IUNO e del progetto editoriale di libri d’artista per l’infanzia Les Cerises. Insegna Fenomenologia delle arti contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila.

Tra i progetti espositivi recenti la prima mostra antologica in una istituzione italiana di Linda Fregni Nagler per la GAM di Torino; il Festival di Accademie e Istituti di Cultura Stranieri Palazzo delle Esposizioni di Roma; due mostre dedicate a Elisa Montessori agli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia; Io dico io, Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e Anastasia Potemkina al MAXXI L’Aquila.

 

Ha scritto sul lavoro di Bettina Buck, Adelaide Cioni, Marta Roberti, Alessandra Spranzi, Marie Lund, Peggy Franck, Rossella Biscotti, Marinella Senatore, Luca Bertolo, Deimantas Narkevicius, Sara Basta, e molti altri.

 

Segue il lavoro di Chiara Camoni dal 2010, ha curato la sua prima monografia (NERO, 2017) e dal 2018 insieme lavorano al progetto di ricerca itinerante La giusta misura.

Chiara Camoni

Artista

 

Chiara Camoni (1974, Piacenza) vive e lavora in un piccolo borgo tra le Alpi Apuane. La sua pratica comprende il disegno, la stampa vegetale, il video e soprattutto la scultura, con particolare attenzione alla ceramica. I suoi lavori sono spesso il frutto di collaborazioni con gruppi informali e spontanei, di workshop o seminari più istituzionali. Da diversi anni “Il Centro di Sperimentazione” affianca l’artista nello sviluppo di progetti caratterizzati da un’autorialità condivisa, espandendo ulteriormente i formati e i linguaggi da lei impiegati.

Tra le mostre personali recenti: nel 2025 Swarms, a cura di Antonio Grulli, Luci d’Artista, installazione permanente, Palazzo della Regione, Torino, IT; Erguidas, yacentes, a cura di Javier Hontoria, Patio Herreriano, Valladolid, ES; COLONNE, SpazioA, Pistoia, IT; nel 2024 Inizio fine. Rotondo. Tutte le cose del mondo. a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto, IT; Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle. Ossa di leonesse, pietre e serpentesse, a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, Hangar Bicocca, Milano, IT; nel 2023 Whispers, world above, world below, a cura di Julia Geerlings, A Tail of A Tub, Rotterdam, NL; nel 2022 Hic Sunt Dracones, con Atelier dell’Errore, a cura di Elena Volpato, GAM, Torino, IT; nel 2021 La Meraviglia, a cura di Alice Motard, CEAAC, Strasbourg, FR; Deux Soeurs, a cura di Alice Motard, CAPC, Musée d’art contemporain de Bordeaux, Bordeaux, FR.

 

Tra le mostre collettive recenti: nel 2025 The Gourgeus Nothings: Flowers at Chatsworth, a cura di Allegra Pesenti, Chatsworth House, Bakewell, UK; nel 2024 Bangkok Art Biennale, Nurture Gaia, National Museum Bangkok, Bangkok, TH; Manifesta 15, a cura di Hedwig Fijen and Filipa Oliveira, Barcelona Metropolitana, ES; Being Mediterranean, a cura di Rahmouna Boutayeb, MO.CO. PANACÉE Montpellier Contemporain, Montpellier, FR; Reenchantments, Museu Etnològic i de les Cultures del Món, Barcelona, Barcelona ES; Sheher, Prakriti, Devi, a cura di Gauri Gill, Ishara Art Foundation, Dubai, UAE; nel 2023 Into Nature: Time Horizons, Nature Biennial, Borger-Odoorn, NL; nel 2022 Becoming Flower, a cura di Helen Guenin and Francois Rebecca, MAMAC, Nice, FR; Persones Persons, a cura di Lucia Pietroiusti and Filipa Ramos, 8a Biennale Gherdëina, Ortisei, IT.

Dialoghi

A partire dalle opere in mostra la sezione Dialoghi, concepita e progettata da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, attiva una linea del tempo che mette in relazione i lavori di Camoni con altre figure e narrazioni. Lo scambio di sguardi guida il percorso, delineando uno spazio di incontro e di contatto tra opere e voci diverse.

 

L’intervento include due commissioni inedite alla regista e sceneggiatrice Alice Rohrwacher e alla coreografa e danzatrice Annamaria Ajmone e una punteggiatura di opere e documenti inseriti nel corpo stesso dell’installazione che occupa la seconda tesa. Qui si sviluppano architetture domestiche che evocano delle ‘case’: strutture originate da credenze e armadi in legno, che fungono da dispositivi espositivi che accolgono opere d’arte, manufatti, testi, video e interventi performativi.

Oltre agli interventi commissionati ad Alice Rohrwacher e Annamaria Ajmone, il corpus dei Dialoghi si compone di due piccole coppe in ceramica di Fausto Melotti, un acquerello di Alberto Martini, un disegno di Marisa Merz, le riprese di una danza vorticosa ispirata a Loïe Fuller, un’installazione di Kazuko Miyamoto, una fotografia di Medardo Rosso, una scultura di Senga Nengudi, una fotografia di Gauri Gill, una xilografia di Felice Casorati, le documentazioni fotografiche di Martha Graham che danza con oggetti di scena di Isamu Noguchi e di un’opera di Luciano Fabro nel giardino di Marinella Pirelli.

 

Ci sono inoltre artefatti come un’anfora greca databile alla fine del VII secolo a.C., la Pipia De Carèsima, pane rituale della tradizione sarda, due fossili di pesce e un estratto di una poesia di Chandra Livia Candiani. Queste presenze espandono la ricerca di Chiara Camoni sul gesto e sul corpo, contribuendo a ridefinire in chiave polifonica la radicalità del suo linguaggio.

 

A questo insieme di opere si aggiungono quelle precedentemente incluse da Camoni nei propri lavori, secondo una pratica consolidata da qualche anno, a testimoniare la risonanza e intimità con gli artisti e le artiste Bettina Buck, Luca Bertolo, Lucia Leuci, Alessandra Spranzi e Franco Corradini, una figura chiave per la formazione dell’artista.

Commissioni

Annamaria Ajmone

Canti fossili, 2026

 

In dialogo con la mostra Con te con tutto di Chiara Camoni, Canti fossili di Annamaria Ajmone è dedicata alla relazione tra danza e voce, intesa come materia viva e relazionale: un’interfaccia sensibile tra corpi e ambiente, capace di generare configurazioni affettive e tattili, di farsi tessuto connettivo e di trasformare lo spazio insieme al movimento.

I danzatori costruiscono un dialogo tra materia organica e inorganica, tra vivente e fossile, all’interno di un accumulo di memorie sedimentate. La struttura della creazione è modulare. Prevede un’azione iniziale per l’apertura del Padiglione con cinque danzatori, seguita da successive attivazioni nel corso dei mesi della mostra, durante le quali l’ensemble si frammenta e si ricompone. La performance verrà reiterata nei giorni della vernice e in altre date durante l’intero corso della mostra.

 

A questa presenza intermittente si affianca un libretto che raccoglie le voci dei danzatori: frammenti che riecheggiano l’uno all’altro come in un coro. Nato dall’esigenza di dare voce, in forma differita, alla performance Canti fossili, il libretto sarà presente e consultabile all’interno della mostra. In questa prospettiva, la pratica coreografica e la forma del testo stampato non si esauriscono nell’evento, ma si estendono nelle sue molteplici manifestazioni materiali e immateriali, come un campo aperto di presenze frammentarie e temporanee.

 

Annamaria Ajmone, Canti fossili, 2026

Coreografia: Annamaria Ajmone
In collaborazione con: Veza Fernandez, Emma Saba, Erwan Ha Kyoon Larcher, Toni Steffens
Collaborazione drammaturgica: Stella Succi
Moda: Fabio Quaranta
Produzione: Valentina Bertolino
Organizzazione: Francesca d’Apolito
Amministrazione: Monica Maggio

 

Libretto

Annamaria Ajmone, Veza Fernandez, Erwan Ha Kyoon Larcher, Emma Saba, Toni Steffens

Editor e drammaturgia:
Stella Succi

Design: Giulia Polenta

 

Canti fossili è parte di una ricerca articolata in tre momenti che si concluderà nel 2027 con uno spettacolo sostenuto da FOG Triennale Milano Teatro; Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni; Snaporazverein e Fondazione Armunia/Capo Trave Kilowatt Centro di Residenza della Toscana; con il supporto di Fondazione Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto Lavanderia a Vapore.

 

Si ringraziano: Giulia Polenta, Beatrice Biondi, Attila Faravelli, Lindu Gozzo, Annamaria Pieretti, Matteo Barp, Virginia Rubini, Federica Jannuzzi, Natália Trejbalová, Elena Vastano, Stefano Tomassini, Alessandra Simeoni, Base Milano, Assab One, DiD studio, MOTELSALIERI.

Alice Rohrwacher

Che cosa resta, 2026

 

Tra le registe e sceneggiatrici più riconosciute nell’attuale panorama filmico italiano, il lavoro di Rohrwacher porta nel cinema la memoria tangibile della terra – i suoi silenzi, le sue comunità, il suo mistero quotidiano – trasformandola in un lessico di gesti minimi, volti non addomesticati e apparizioni sottili.

Che cosa resta, prodotto per l’occasione dalla regista, nasce dalla rielaborazione di estratti filmici inediti tratti dal film La Chimera, 2023. Le sequenze mostrano volti scultorei provenienti dalle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia sovrapposti ai visi di persone – uomini, donne e ragazzi – più vicini al nostro presente, tra cui anche i ritratti dei protagonisti del film originale. Ciò che stupisce sono le espressioni, le somiglianze, gli sguardi vitali che fuoriescono dal metaforico “tocco” tra la civiltà antica etrusca e l’identità rurale di un villaggio del centro Italia.

 

Alice Rohrwacher, Che cosa resta, 2026

Video, colore, suono, 8’
© Alice Rohrwacher e tempesta srl

 

Regia: Alice Rohrwacher
Con: Josh O’Connor, Vincenzo Nemolato, Gian Piero Capretto, Melchiorre Pala e con le statue del museo etrusco di Tarquinia
Fotografia: Hélène Louvart
Musica: Piero Crucitti
Montaggio: Carlotta Cristiani
Produzione: tempesta
Scansione e pulizia grafica: Augustus Color
Post produzione: InHouse
Digital colorist: Manuela Spartà
Assistente colorist: Luca E. Capuano
Conforming: Tiziana Di Clemente, Azzurra Argentieri
Supervisore del suono: Giulio Previ
Fonico di mix: Giulio Maria Sereno
Montatore effetti sonori: William Washburn
Post producers InHouse: Valentina Donnini, Emanuela Epifano
Supervisore di post produzione: Primo De Santis