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Public

program

La voce precede il senso. Appare in sogno, attraversa il corpo, deforma il paesaggio, si deposita nella memoria. È una materia instabile: vibra, chiama, evoca, resiste. Prima di essere linguaggio, la voce è gesto, ritmo, relazione. È ciò che mette in movimento immagini, racconti e forme di sapere che restano in costante trasformazione.

 

Pensato per accompagnare Con te con tutto, il programma pubblico nasce in dialogo con la ricerca di Chiara Camoni, ponendo al centro la vocalità, il fare come atto condiviso e la materia come soggetto attivo di relazione.

Il public program, concepito e progettato da Angelika Burtscher e Daniele Lupo di Lungomare, ci invita a considerare la voce come manifestazione di presenza, ma anche come strumento di dissenso e trasformazione, e a partecipare a un processo condiviso in cui ascolto, gesto e parola generano connessioni e riflessione.

 

Aprendosi alla città di Venezia e coinvolgendo istituzioni e realtà culturali del territorio per far confluire all’interno del Padiglione le pratiche già attive in città, il programma pubblico si sviluppa a partire da tre linee di ricerca interconnesse che lo attraversano e organizzano in altrettanti appuntamenti nei mesi di giugno, settembre e ottobre.

 

Il primo appuntamento intreccia il selvatico, l’onirico e il disastroso, considerando il presente come un terreno di scavo in cui la memoria si trasforma in azione critica e l’opacità diventa uno strumento per immaginare visioni non lineari e alternative. Il secondo esplora forme di intelligenza ancestrali, materiali e magico-rituali prodotte da esperienze collettive, coinvolgendo il fare, la trasmissione del sapere, la contemplazione e il movimento. Il terzo si concentra sulle pratiche vocali e narrazioni collettive e il canto, indagando la vocalità come materia viva e gesto politico, capace di aprire spazi di coesistenza in cui memoria orale, corpo e ascolto si configurano come pratiche di resistenza.

Appuntamenti

Weekend 1

Il selvatico,

l’onirico

e il disastroso

Nel primo appuntamento il programma pubblico esplora il sogno come spazio generativo in cui elaborare un nuovo vocabolario per immaginare e costruire la realtà. La voce in forma di poesia e canto si configura come pratica dialogica e comunitaria: le voci individuali si intrecciano in un corpo collettivo. A questa prospettiva si affianca una riflessione sul paesaggio come entità ambigua e ibrida – non uno sfondo inerte, ma presenza viva che interroga i nostri modi di guardare quello che ci circonda. Il selvatico e l’ibrido emergono come categorie produttive per pensare le città e le nature che abitiamo.

Tese delle Vergini, Arsenale

L’azione concepita da Giorgiomaria Cornelio per il public program del Padiglione Italia si configura come un dispositivo poetico-performativo in cui la singola voce del poeta si intreccia con le voci dell’Arcicoro di Venezia, esplorando il sogno come spazio di trasformazione collettiva. Muovendo dall’urgenza di “non abituarsi a morire”, dalla fantascienza speculativa e dalla necessità di opporsi alla desolazione e all’arrendevolezza, Cornelio presenta un testo inedito che attraversa la realtà e la dimensione onirica. Il sogno emerge così al di là dell’evasione, come campo politico di possibilità: una “nenia” per il nuovo millennio, un atto di discesa nella “territà del mondo”. Il coro agisce come collettivo sonoro, trasformando la pluralità delle voci in pratica di incontro, ascolto e condivisione. Nelle Tese delle Vergini lettura e canto intrecciano la dimensione individuale della poesia con quella corale, dando forma a un evento in cui la materia, l’ambiente, il corpo e la comunità si connettono con uno spazio immaginativo attraverso la composizione e le musiche di Roberto Paci Dalò. Una tessitura sonora che unisce la “plurifonia” della voci agli strumenti acustici e live electronics disegnando una foresta acustica popolata da “toni minori” e respiri. La parola diventa così veicolo di partecipazione e costruzione collettiva di senso, mentre il sogno si afferma come un atto politico che apre a mondi possibili.

Giorgiomaria Cornelio

Giorgiomaria Cornelio è poeta, regista e performer, redattore di “Nazione indiana”. Ha pubblicato tra gli altri La consegna delle braci (Luca Sossella editore, Premio Fondazione Primoli), La specie storta (Tlon edizioni, Premio Montano, Premio Gozzano), L’Ufficio delle tenebre, il saggio Fossili di rivolta e Ogni creatura è un popolo (NERO Editions, vincitore Fondo Santarcangelo festival). La poesia di Cornelio è un intreccio di mito, cinema, teatro e parola, che esplora la condizione della “specie storta” – un modo di rivolgersi alla realtà dove ferite e storture diventano prospettive oblique, altre possibilità dello sguardo. Nel suo lavoro – sospeso tra inattualità e attraversamento del contemporaneo, tra fossili di rivolta e figure di viandanti sempre in movimento – il linguaggio rimane una zona indecidibile, che cattura il mondo e lo rifonda senza sosta.

 

Arcicoro

Arcicoro è un coro di circa 20–25 voci, prevalentemente femminili, che si dedica al canto popolare e polifonico proveniente da diverse tradizioni del mondo. Il repertorio si concentra in particolare sui canti di lavoro femminile, portando avanti una pratica corale che intreccia memoria, cultura popolare e impegno politico. Nato all’interno del Circolo Arci Franca Trentin Baratto, Arcicoro, diretto da Elida Bellon, mantiene una forte dimensione comunitaria e sociale, facendo del canto uno strumento di condivisione, resistenza e costruzione collettiva.

 

Roberto Paci Dalò

Roberto Paci Dalò è autore, compositore, regista, artista visivo e sonoro, disegnatore e performer. Il suo lavoro è stato apprezzato e sostenuto da John Cage, Giya Kancheli e Aleskandr Sokurov ed è presentato in tutto il mondo, tra gli altri Biennale di Venezia, Power Station of Art Shanghai, Opera di Vienna, Wien Modern. Arte, scienza, natura e voce sono le parole chiave del suo lavoro che disegna una foresta di spazi percettivi inconsueti e sensoriali. È stato ospite del DAAD Artists-in-Berlin Program e fondatore e direttore di Usmaradio – Centro di ricerca per la radiofonia di Unirsm dove insegna Exhibit Design. Ha pubblicato tra gli altri eBAU (Quodlibet), Ombre (Quodlibet), Filmnero (Marsèll), Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica, con E. Quinz (Cronopio).

Tese delle Vergini, Arsenale

Annalisa Metta

Annalisa Metta è ordinaria in Architettura del paesaggio presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Nel 2007 è tra le partner fondatrici dello studio di progettazione OSA, con cui ha firmato numerosi progetti premiati e pubblicati. Ha svolto attività di ricerca in Italia e all’estero e, nel 2016–2017, ha vinto l’Italian Fellowship presso l’American Academy di Roma. È autrice di installazioni e giardini temporanei, tra cui In stato di grazia, con Felice Cimatti (AMA, Maddaloni, 2025) e Every 9 days, nella collettiva Regeneration (Roma, 2022) con opere di Chiara Camoni. Co-curatrice dei volumi Coltiviamo il nostro giardino (DeriveApprodi, 2019) e Wild & The City: landscape architecture for lush urbanism (Libria, 2020), è autrice di Il paesaggio è un mostro. Città selvatiche e nature ibride (DeriveApprodi, 2022). Ha contribuito con il saggio Segnatempo: artifici della vaghezza, pratiche della temperanza al catalogo Con te con tutto (NERO Editions, 2026).

 

Ilaria Gianni

Ilaria Gianni è curatrice indipendente, critica d’arte e docente il cui interesse verte sullo studio delle strutture semiotico-narrative presenti nelle arti visive con una particolare attenzione verso quelle forme di ricerca che si soffermano sugli interstizi presenti nei sistemi di credenze. La sua attività curatoriale tenta di costruire palchi espositivi ed esplorativi come forme di ridistribuzione della conoscenza. È co-fondatrice di IUNO, un centro di ricerca sull’arte contemporanea e del Magic Lantern Film Festival, rassegna dedicata ai legami tra arti visive e cinema. È docente a contratto presso John Cabot University, IED (Roma), RUFA (Roma) e Naba (Milano). Negli anni ha contribuito con testi a numerosi cataloghi e riviste. Insieme a Cecilia Canziani ha curato le mostre personali di Chiara Camoni: Gli immediati dintorni (Nomas Foundation, 2015), Forra, fiorame, fogliame. Mondo di sopra, mondo di sotto. E piccole creature (IUNO, 2022).

Forte di Sant’Andrea / Punto di ritrovo: Tese delle Vergini, ingresso Padiglione Italia

Annalisa Metta, in dialogo con Giorgio Andreotta Calò, insieme ai loro studenti e alle ricercatrici e ai ricercatori di NICHE, in particolare del gruppo di ricerca Ecological Art Practices, propone un’esperienza che inizia con una lettura corale all’interno del Padiglione Italia, per poi estendersi all’esplorazione e all’osservazione dell’Isola del Forte di Sant’Andrea, da tempo disabitata dagli esseri umani e oggi in trasformazione verso un nuovo uso pubblico, attraverso un’alleanza tra pratiche artistiche e ricerca scientifica.

 

L’isola-forte è un luogo significativo per riflettere sul patrimonio, sulla relazione tra natura e artificio, sull’accessibilità materiale e culturale dei siti di valore, sulla tensione non scontata tra abbandono e valorizzazione, tra istituzioni e comunità, tra regola ed eccezione, sul concetto stesso di isola, in senso geografico e metaforico, o ancora sul rapporto tra permanenza e transitorietà. L’isola-forte, dove le forme sono perentorie e al tempo stesso instabili, sempre in procinto di diventare altro, per effetto di innumerevoli interferenze ambientali, rappresenta la condizione anfibia – “vita doppia” – così cruciale per comprendere il paesaggio contemporaneo e sarà il testo che leggeremo insieme, attraversandolo.

 

Questa esperienza intercetta il lavoro di Chiara Camoni, che indaga i modi di essere della materia, la sua intrinseca instabilità, e i rituali collettivi di generazione delle forme, inclusivi dell’umano e del non umano.

 

La passeggiata ha una durata di circa 3 ore e prevede un trasporto in barca dall’Arsenale all’Isola, con una pausa conviviale al Forte di Sant’Andrea.

 

Disponibilità posti limitata, iscrizione obbligatoria fino a tre giorni prima dell’evento su: iscrizione@lungomare.org

Annalisa Metta

Annalisa Metta è ordinaria in Architettura del paesaggio presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Nel 2007 è tra le partner fondatrici dello studio di progettazione OSA, con cui ha firmato numerosi progetti premiati e pubblicati. Ha svolto attività di ricerca in Italia e all’estero e, nel 2016–2017, ha vinto l’Italian Fellowship presso l’American Academy di Roma. È autrice di installazioni e giardini temporanei, tra cui In stato di grazia, con Felice Cimatti (AMA, Maddaloni, 2025) e Every 9 days, nella collettiva Regeneration (Roma, 2022) con opere di Chiara Camoni. Co-curatrice dei volumi Coltiviamo il nostro giardino (DeriveApprodi, 2019) e Wild & The City: landscape architecture for lush urbanism (Libria, 2020), è autrice di Il paesaggio è un mostro. Città selvatiche e nature ibride (DeriveApprodi, 2022). Ha contribuito con il saggio Segnatempo: artifici della vaghezza, pratiche della temperanza al catalogo Con te con tutto (NERO Editions, 2026).

 

NICHE Centre for Environmental Humanities

NICHE Centre for Environmental Humanities è un centro di ricerca dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Con un approccio interdisciplinare, il Centro promuove attività di ricerca e Terza Missione legate alle scienze umane ambientali, sostenendo e sviluppando collaborazioni artistiche e accademiche con numerosi partner locali e internazionali attraverso la partecipazione a laboratori, incontri, e mostre. Venezia è un osservatorio senza uguali e, al tempo stesso, un laboratorio vivente di equilibrio ecosistemico e di convivenza per una variegata comunità globale. Con i suoi diciotto gruppi di ricerca interdisciplinari, tra cui uno dedicato alle Ecological Art Practices, NICHE promuove il dialogo tra studiosi/e, innovatori e innovatrici, artisti/e, scrittori e scrittrici, giornalisti/e e portatori/portatrici di interesse per una nuova alleanza tra scienze umane, vita sociale e scienze naturali che possa avere una ricaduta positiva sulla città e sul mondo.

 

Giorgio Andreotta Calò

Giorgio Andreotta Calò (Venezia) è un artista visivo il cui lavoro spazia tra scultura, installazione e performance, spesso caratterizzato da una forte dimensione esperienziale e site-specific. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia e alla Kunsthochschule di Berlino, ha approfondito la sua ricerca artistica in importanti residenze internazionali, tra cui la Rijksakademie van Beeldende Kunsten ad Amsterdam e la Villa Arson a Nizza. Le sue opere, spesso monumentali, indagano il rapporto tra spazio, tempo e memoria, invitando lo spettatore a un coinvolgimento fisico e sensoriale. Nel 2011 è stato incluso nella mostra principale della 54ª Biennale di Venezia, nel 2012 ha ricevuto il Premio MAXXI, nel 2014 il Premio New York. Nel 2017 ha rappresentato l’Italia alla 57ª Biennale di Venezia con l’installazione Senza titolo (La fine del mondo), un intervento architettonico che riflette sull’instabilità del nostro presente storico. Nel 2019 è stato realizzato la sua prima mostra retrospettiva a Hangar Bicocca Pirelli (Milano).

 

Microclima

Il progetto per la riapertura del Forte di Sant’Andrea è guidato da Microclima, associazione di promozione sociale fondata da Paolo Rosso e attiva a Venezia dal 2011. I primi progetti dell’associazione, incentrati sul rapporto tra natura, patrimonio culturale e spazio pubblico, sono stati realizzati presso la Serra dei Giardini di Venezia. Negli anni successivi, Microclima ha ampliato il proprio raggio d’azione a livello internazionale, sviluppando progetti a Guwahati (India), Santiago (Cuba) e Ulaanbaatar (Mongolia), e promuovendo programmi di scambio interculturale rivolti ad artiste/i e creative/i. Dal 2020, grazie al supporto di una solida rete di partner locali e internazionali, l’associazione cura e organizza il Cinema Galleggiante. Alla definizione del concept per questo progetto hanno contribuito i project manager Mauro Baronchelli e Sara Maggioni, l’architetto Alexander Eriksson Furunes, la curatrice Kristine Jærn Pilgaard e l’artista Giorgio Andreotta Calò.

Ocean Space, Campo S. Lorenzo, Venezia

L’azione concepita da Giorgiomaria Cornelio per il public program del Padiglione Italia si configura come un dispositivo poetico-performativo in cui la singola voce del poeta si intreccia con le voci dell’Arcicoro di Venezia, esplorando il sogno come spazio di trasformazione collettiva. Muovendo dall’urgenza di “non abituarsi a morire”, dalla fantascienza speculativa e dalla necessità di opporsi alla desolazione e all’arrendevolezza, Cornelio presenta un testo inedito che attraversa la realtà e la dimensione onirica. Il sogno emerge così al di là dell’evasione, come campo politico di possibilità: una “nenia” per il nuovo millennio, un atto di discesa nella “territà del mondo”. Il coro agisce come collettivo sonoro, trasformando la pluralità delle voci in pratica di incontro, ascolto e condivisione. Nelle Tese delle Vergini lettura e canto intrecciano la dimensione individuale della poesia con quella corale, dando forma a un evento in cui la materia, l’ambiente, il corpo e la comunità si connettono con uno spazio immaginativo attraverso la composizione e le musiche di Roberto Paci Dalò. Una tessitura sonora che unisce la “plurifonia” della voci agli strumenti acustici e live electronics disegnando una foresta acustica popolata da “toni minori” e respiri. La parola diventa così veicolo di partecipazione e costruzione collettiva di senso, mentre il sogno si afferma come un atto politico che apre a mondi possibili.

Giorgiomaria Cornelio

Giorgiomaria Cornelio è poeta, regista e performer, redattore di “Nazione indiana”. Ha pubblicato tra gli altri La consegna delle braci (Luca Sossella editore, Premio Fondazione Primoli), La specie storta (Tlon edizioni, Premio Montano, Premio Gozzano), L’Ufficio delle tenebre, il saggio Fossili di rivolta e Ogni creatura è un popolo (NERO Editions, vincitore Fondo Santarcangelo festival). La poesia di Cornelio è un intreccio di mito, cinema, teatro e parola, che esplora la condizione della “specie storta” – un modo di rivolgersi alla realtà dove ferite e storture diventano prospettive oblique, altre possibilità dello sguardo. Nel suo lavoro – sospeso tra inattualità e attraversamento del contemporaneo, tra fossili di rivolta e figure di viandanti sempre in movimento – il linguaggio rimane una zona indecidibile, che cattura il mondo e lo rifonda senza sosta.

 

Arcicoro

Arcicoro è un coro di circa 20–25 voci, prevalentemente femminili, che si dedica al canto popolare e polifonico proveniente da diverse tradizioni del mondo. Il repertorio si concentra in particolare sui canti di lavoro femminile, portando avanti una pratica corale che intreccia memoria, cultura popolare e impegno politico. Nato all’interno del Circolo Arci Franca Trentin Baratto, Arcicoro, diretto da Elida Bellon, mantiene una forte dimensione comunitaria e sociale, facendo del canto uno strumento di condivisione, resistenza e costruzione collettiva.

 

Roberto Paci Dalò

Roberto Paci Dalò è autore, compositore, regista, artista visivo e sonoro, disegnatore e performer. Il suo lavoro è stato apprezzato e sostenuto da John Cage, Giya Kancheli e Aleskandr Sokurov ed è presentato in tutto il mondo, tra gli altri Biennale di Venezia, Power Station of Art Shanghai, Opera di Vienna, Wien Modern. Arte, scienza, natura e voce sono le parole chiave del suo lavoro che disegna una foresta di spazi percettivi inconsueti e sensoriali. È stato ospite del DAAD Artists-in-Berlin Program e fondatore e direttore di Usmaradio – Centro di ricerca per la radiofonia di Unirsm dove insegna Exhibit Design. Ha pubblicato tra gli altri eBAU (Quodlibet), Ombre (Quodlibet), Filmnero (Marsèll), Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica, con E. Quinz (Cronopio).

Weekend 2

Le diverse forme

di intelligenza

Il secondo appuntamento propone un riavvicinamento al mito, al rituale, ai saperi arcaici e all’intelligenza oltre umana come forme alternative di conoscenza. Una polifonia conoscitiva che attraversa la voce, i corpi e la materia, aprendo spazi di resistenza alle narrazioni univoche e autoritarie. In questo orizzonte, la conoscenza viene intesa come un dispositivo in grado di aprire prospettive controintuitive e di rimettere in discussione ciò che appare ovvio, un decentramento della ragione per conoscere il mondo da angolazioni plurali.

Tese delle Vergini, Arsenale

Felice Cimatti

Felice Cimatti insegna Semiotica e teoria dei linguaggi all’Università della Calabria. I suoi studi si incentrano sul rapporto tra linguaggio, animalità e mistica. Conduce il programma radiofonico Uomini e Profeti su RAI Radio3. All’attività filosofica negli ultimi anni ha affiancato un lavoro artistico in prima persona, che mette a tema l’imperscrutabilità dello sguardo animale.

 

Esther Kinsky

Esther Kinsky è poetessa, scrittrice e traduttrice e si distingue per la maestria narrativa con cui indaga l’esperienza umana dei luoghi, il ricordo e la memoria nell’esperienza dello spaesamento. È cresciuta nella Germania occidentale lungo il fiume Reno e ha vissuto in vari paesi europei. Attualmente vive a Vienna e in un piccolo paese del Friuli che ha ispirato il suo romanzo Rombo (Iperborea, 2023) sul terremoto del 1976 in Friuli. I suoi romanzi, le sue poesie, i suoi saggi e le sue traduzioni hanno ricevuto numerosi premi, tra cui il prestigioso Kleist Preis (2023) e il Droste Preis der Stadt Meersburg (2024), e sono stati tradotti in 12 lingue. Il suo libro più recente pubblicato in italiano è Di luce e polvere (Iperporea, 2025).

Tese delle Vergini, Arsenale

La Bibliomanzia è un’antica pratica divinatoria centrata sull’interlocuzione con l’oggetto libro. Si pone un quesito e ci si dispone ad accogliere una risposta dal testo, quindi si aprono le pagine e si lascia cadere lo sguardo su un passaggio. Nella semplicità di questo gesto si scopre nel libro un oracolo e nel caso una forza poetica e poietica – o forse si nega che il caso esista.

 

Con te con tutto è “una chiamata a raduno” ed è in questo spirito che NERO estende l’invito di Lungomare a prendere parte al programma pubblico a Giulia Currà, che a sua volta coinvolge Cora Baratti, portando all’interno del Padiglione Italia Il Salotto delle Preziose, uno spazio e un tempo di condivisione di atti magici, poetici e politici, attraverso il recupero di pratiche e saperi legati alla stregoneria e all’esoterismo.

 

NERO e Il Salotto delle Preziose propongono quindi una sessione di Bibliomanzia per mettere in risonanza diverse voci – visioni e presenze dal nostro e da altri mondi.

 

Il Salotto delle Preziose nasce nel 2023 come ciclo laboratoriale curato da Giulia Currà e Cora Baratti.

Giulia Currà

Giulia Currà (lei/loro / pesci ascendente bilancia) è traslocatrice, artista, curatrice e strega dal 1988. La sua ricerca si dedica alla risignificazione del mestiere del trasloco – posizionato nel contesto dell’eredità della questione meridionale – e del concetto di corpo fragile grazie al gesto poetico e magico. Fondatrice di Traslochi Emotivi e di Casa Cicca Museum, collabora con Gilda Von Rümelin per testi eccedenti, con Cora Baratti per Il Salotto delle Preziose, scrive per testate giornalistiche (Flash Art, Zero). Vince la tredicesima edizione di Italian Council nell’ambito di sviluppo talenti con il progetto di ricerca If you move something happens.

 

Cora Baratti

Cora Baratti (lei/loro / gemelli ascendente pesci) è un’artista inter-indisciplinata, strega, attivista e ricercatrice dal 1997. Dottoranda in Studi di Genere e Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Bari, la sua ricerca si concentra sulla violenza di genere e sulla risignificazione della figura della strega, esplorando il potenziale politico e poetico del pensiero magico e della memoria collettiva. Ha presentato i suoi lavori in contesti nazionali ed internazionali e collaborato a diversi progetti collettivi. Collabora stabilmente con Marijke De Roover e Giulia Currà, con la quale nel 2023 fonda Il Salotto delle Preziose.

Tese delle Vergini, Arsenale

Angelika Burtscher e Daniele Lupo

Angelika Burtscher e Daniele Lupo sono designer e curatori. Dal 2003 condividono idee e metodologie di lavoro, sperimentando una forma duratura di collaborazione e amicizia. Sono co-fondatori e direttori artistici di Lungomare, una piattaforma per la produzione culturale e il design. Il loro lavoro e la loro ricerca si concentrano principalmente su come i progetti sociali e culturali influenzano la sfera pubblica e plasmano la nostra convivenza. Il loro approccio è sempre stato transdisciplinare; dopo quasi vent’anni alla guida dello studio di design Lupo Burtscher e dell’associazione Lungomare, nel 2021 hanno deciso di fondare la Cooperativa Lungomare, con l’obiettivo di unire più strettamente la pratica del design con quella curatoriale, operando attraverso un’ampia rete di persone e collaborazioni. Accanto al lavoro su progetti espositivi ed editoriali, si occupano di campagne di comunicazione e sensibilizzazione, nonché di produzioni artistiche site-specific. Insegnano in diverse università, tra cui l’Università d’Arte di Linz e la Facoltà di Design e Arti della Libera Università di Bolzano.

 

Cecilia Canziani

Cecilia Canziani (Roma, 1976) è una storica dell’arte e curatrice indipendente. Il suo lavoro si concentra sulla pratica artistica contemporanea, la scrittura e la didattica della cultura visiva contemporanea e sulla collaborazione come metodologia curatoriale. È co-fondatrice del centro di ricerca sull’arte contemporanea IUNO e del progetto editoriale di libri d’artista per l’infanzia Les Cerises. Insegna Fenomenologia delle arti contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Tra i progetti espositivi recenti la prima mostra antologica in una istituzione italiana di Linda Fregni Nagler per la GAM di Torino; il Festival di Accademie e Istituti di Cultura Stranieri Palazzo delle Esposizioni di Roma; due mostre dedicate a Elisa Montessori agli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia; Io dico io, Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e Anastasia Potemkina al MAXXI L’Aquila. Ha scritto sul lavoro di Bettina Buck, Adelaide Cioni, Marta Roberti, Alessandra Spranzi, Marie Lund, Peggy Franck, Rossella Biscotti, Marinella Senatore, Luca Bertolo, Deimantas Narkevicius, Sara Basta, e molti altri. Segue il lavoro di Chiara Camoni dal 2010, ha curato la sua prima monografia (NERO, 2017) e dal 2018 insieme lavorano al progetto di ricerca itinerante La giusta misura.

Tese delle Vergini, Arsenale

Falling on the Past si sviluppa come un’esplorazione collettiva e incarnata che mette in dialogo le pratiche artistiche di Valentina Karga e Jacopo Miliani, creando uno spazio in cui immaginazione ancestrale ed esperienza corporea si incontrano. Il pomeriggio si apre con un’introduzione alla ricerca di Karga, attraverso il suo lavoro video Prehistoric Posthumans: A video storytelling, che apre il workshop con una riflessione sul passato ancestrale inteso come luogo di possibilità e di cura. I partecipanti sono poi invitati a una fase pratica di taglio e modellazione dei tessuti, traendo ispirazione da delle figurine preistoriche. Questo processo trasforma il fare in un gesto collettivo, stabilendo una prima connessione tra corpo, materiale e forme ancestrali. A questa fase segue una lettura collettiva che mette in relazione le due pratiche.

 

Il workshop si sposta quindi verso l’approccio performativo di Miliani. Attraverso una serie di esercizi guidati, i partecipanti si confrontano con l’atto della caduta come gesto ripetitivo e trasformativo. I tessuti realizzati in precedenza diventano la superficie su cui i corpi cadono, introducendo una tensione tra protezione e rischio, controllo e abbandono. La caduta viene qui esplorata come un modo per alterare la percezione. Nel corso del processo, il linguaggio verbale si ritira progressivamente, lasciando spazio a forme di comunicazione non verbale e a un’esperienza fisica condivisa. Il workshop diventa così uno spazio di sperimentazione di modalità relazionali alternative, tra partecipanti, materiali e presenze ancestrali immaginate.

 

Disponibilità posti limitata, iscrizione obbligatoria fino a tre giorni prima dell’evento su: iscrizione@lungomare.org

Valentina Karga

Valentina Karga è un’artista nata a Chalkidiki, una penisola nel nord della Grecia. Il suo lavoro si colloca tra arte, design, architettura e ricerca, intrecciando pratiche socialmente impegnate ed esperimenti speculativi che mettono in discussione le infrastrutture sociali e fisiche esistenti nei campi dell’energia, dell’economia e della sostenibilità. È stata fellow presso il Berlin Centre for Advanced Studies in Arts and Science dell’Università delle Arti di Berlino, Saari Fellow in Finlandia, in residenza presso NTU-CCA a Singapore e presso il programma Vilém Flusser di Transmediale a Berlino. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale. Dal 2018 al 2024 è stata professoressa presso la Hochschule für bildende Künste Hamburg (HfbK), dove ha sviluppato con i suoi studenti progetti esposti a documenta fifteen a Kassel e a Somerset House a Londra. Attualmente, è professoressa alla HfG Karlsruhe. Vive a Berlino.

 

Jacopo Miliani

Jacopo Miliani è un artista la cui pratica considera la performance come una metodologia espansa, volta a indagare le connessioni tra costruzione linguistica e corporeità. Vive a Milano ed è professore all’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Università Iuav di Venezia. Nel 2021 e nel 2024 ha co-diretto MATCH, un festival dedicato alla performance nel Museo Novecento di Firenze. Ha esposto a livello internazionale collaborando con performer come Jacopo Jenna, Antonio Torres, divaD, Benjamin Milan, Mathieu LaDurée, Eve Stainton, Annamaria Ajmone, Sara Leghissa e Marco Mazzoni. Attualmente il suo lavoro si concentra sulla relazione tra danza, corpo e cinema.

Weekend 3

Pratiche vocali

e narrazioni

collettive

Il terzo e ultimo fine settimana del programma pubblico esplora la voce come manifestazione corporea e creazione di spazio comunitario, strumento di memoria oltre i confini linguistici e culturali. La voce non è mai neutra né universale, ma singolare e relazionale: espone l’unicità di chi parla e chiama in causa l’ascolto dell’altro. Il programma indaga come pratiche vocali storiche e memorie si trasmettano nel tempo diventando nuova narrazione collettiva – le voci del passato si sintonizzano con quelle del presente, portate da chi abita la diaspora. A questa esperienza si affianca un invito aperto alla città: tradurre in parole le voci del presente, per trasmetterle di corpo in corpo verso il futuro.

Tese delle Vergini, Arsenale

Nel suo intervento al Padiglione, Sara Basta invita i partecipanti ad avvicinarsi al lavoro di Chiara Camoni esplorando il linguaggio in molteplici forme. Ascoltare, osservare e guardare diventano strumenti di relazione e apertura verso una comunità più ampia. Lo spazio del Padiglione si trasforma in un laboratorio vivo, dove in diverse zone si svolgono pratiche di lettura, discussione e pittura, generando segni e narrazioni condivise che intrecciano esperienza individuale e collettiva.

 

Disponibilità posti limitata, iscrizione obbligatoria fino a tre giorni prima dell’evento su: iscrizione@lungomare.org

Sara Basta

Sara Basta è un’artista ed educatrice (Roma, Italia). Le sue opere nascono da ricerche collettive e dalla creazione di piccole comunità temporanee tra persone che condividono narrazioni e dialogano attraverso un fare comune. Sara Basta insegna Tecniche Espressive Integrate nella scuola di Didattica dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel corso di Arte per la Terapia dell’Accademia di Belle Arti Roma.

Tese delle Vergini, Arsenale

Adriana Cavarero

Adriana Cavarero è una delle più autorevoli filosofe italiane, già docente di filosofia politica all’Università di Verona e oggi presidente del centro studi Hannah Arendt presso lo stesso ateneo. Il suo pensiero affronta temi come la differenza sessuale, la narrazione, l’identità e la vulnerabilità. Tra le opere principali: Nonostante Platone e Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Nel recente Il canto delle sirene (Castelvecchi) rilegge il mito delle sirene in chiave filosofica, intrecciando voce, mito e politica.

 

Felice Cimatti

Felice Cimatti insegna Semiotica e teoria dei linguaggi all’Università della Calabria. I suoi studi si incentrano sul rapporto tra linguaggio, animalità e mistica. Conduce il programma radiofonico Uomini e Profeti su RAI Radio3. All’attività filosofica negli ultimi anni ha affiancato un lavoro artistico in prima persona, che mette a tema l’imperscrutabilità dello sguardo animale.

Tese delle Vergini, Arsenale

SAWT è una ricerca che indaga la rituale pratica dell’Aita, canto poetico e antichissimo della tradizione marocchina. L’Aita è la storia profonda che lacera la voce delle campagne, archivio orale tramandato nei secoli della vita, l’amore, il dolore e la resistenza. È dove la parola e il canto sono un tutt’uno, il corpo e l’anima si fondono, toccandosi nell’abisso di un grido, un lamento, sprofondare che par quasi di morire per un istante, per rinascere e percepire la vita con maggior vigore. È l’estasi che prova lo spirito, è il dolore di un corpo martoriato da se stesso, è l’essenza del sacro e del profano, nel punto più profondo si incontrano.

 

Esiste una vita e delle parole che sono in un luogo profondissimo del nostro sentire, quello stato emerge con la resa della ragione, nuotando nel buio delle nostre paure, concedendosi all’oblio, rifiutando il controllo, quella voce si libera come il primissimo grido di cui non si ha ricordo, solo la certezza del suo significato: io esisto.

 

SAWT è una performance nata dal progetto di ricerca sostenuto da FONDO, network per la creatività emergente, e riadattata per il public program del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2026.

Wissal Houbabi

Wissal Houbabi, poeta performativa, artista, scrittrice, ideatrice e direttrice artistica di Spore. Vincitrice FONDO Santarcangelo Teatri 2025/26. WIHO interroga il rapporto tra lingue e dialetti, tra suono, stigma e senso. Nel tempo si è distinta per la creatività, la radicalità vocale e politica, la provocatoria ironia, la capacità e cura di saper comunicare alle persone. La sua ricerca ha una dichiarata prospettiva politica, associa la ricerca della bellezza alla dignità e intende la pratica poetica come radicale ricerca del noi. I suoi progetti indagano l’epistemologia della diaspora e ha lavorato nello specifico sul patrimonio orale in relazione alla colonialità, la voce del corpo, la memoria muscolare, i sogni in diaspora, il diritto all’amore e ad essere amati. Tra i suoi ultimi lavori: Impercettibile, percorsi di poesia sperimentali a Roma e Padova; Wiho & Free Radicals, band di spoken jazz tra Italia e Francia; Una gran puzza di merda nell’aria, monologo presentato in piu di 40 eventi tra cui Hangar Pirelli 2022; phonomuseum_rome presso Museo delle Civiltà; Offesissima presso Ar/ge Kunst Bolzano e molto altro.

Tese delle Vergini, Arsenale

Cecilia Canziani

Cecilia Canziani (Roma, 1976) è una storica dell’arte e curatrice indipendente. Il suo lavoro si concentra sulla pratica artistica contemporanea, la scrittura e la didattica della cultura visiva contemporanea e sulla collaborazione come metodologia curatoriale. È co-fondatrice del centro di ricerca sull’arte contemporanea IUNO e del progetto editoriale di libri d’artista per l’infanzia Les Cerises. Insegna Fenomenologia delle arti contemporanee presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Tra i progetti espositivi recenti la prima mostra antologica in una istituzione italiana di Linda Fregni Nagler per la GAM di Torino; il Festival di Accademie e Istituti di Cultura Stranieri Palazzo delle Esposizioni di Roma; due mostre dedicate a Elisa Montessori agli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia; Io dico io, Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e Anastasia Potemkina al MAXXI L’Aquila. Ha scritto sul lavoro di Bettina Buck, Adelaide Cioni, Marta Roberti, Alessandra Spranzi, Marie Lund, Peggy Franck, Rossella Biscotti, Marinella Senatore, Luca Bertolo, Deimantas Narkevicius, Sara Basta, e molti altri. Segue il lavoro di Chiara Camoni dal 2010, ha curato la sua prima monografia (NERO, 2017) e dal 2018 insieme lavorano al progetto di ricerca itinerante La giusta misura.

 

Francesco Ventrella

Francesco Ventrella insegna storia dell’arte presso la University of Sussex, dove è associato con il Centre for the Study of Sexual Dissidence. Nel 2007 è stato visiting fellow al Centre CATH, University of Leeds; tra il 2013 e il 2016 è stato Leverhulme Early Career Fellow, e nel 2019 ha ricevuto la Paul Mellon Rome Fellowship presso la British School at Rome. Francesco si è occupato di genere e corporeità nelle scritture d’arte, e la sua ricerca nel campo delle storie dell’arte femministe e queer si concentra su categorie affettive quali entusiasmo, empatia e risonanza per ripensare il rapporto tra sessualità, genere e modernità. Ha co-curato, insieme a Giovanna Zapperi, il volume Feminism and Art in Postwar Italy: the Legacy of Carla Lonzi (Bloomsbury, 2021).

Tese delle Vergini, Arsenale

Il linguaggio non è mai neutro. Parole come “genocidio”, “antisemitismo”, “autodifesa”, “terrorismo” e “diritto all’esistenza” sono diventate territori contesi – indicatori di visioni del mondo radicalmente divergenti, cariche del peso di storie collettive e personali.

 

Questo workshop prende come punto di partenza la pratica del Controlessico: uno sforzo collettivo per esaminare, riappropriarsi e ridefinire le parole attraverso cui diamo senso al mondo. Attingendo all’intersezione tra linguaggio, memoria ed esperienza politica, i partecipanti esploreranno come i concetti si muovono tra testimonianza personale e discorso pubblico, tra il silenzio e la parola.

 

Il pomeriggio si aprirà con una lettura collettiva di testi selezionati, per poi proseguire con un workshop di scrittura guidato, aperto a studenti e al pubblico. I partecipanti saranno invitati a contribuire a un glossario condiviso – un nuovo alfabeto di termini vissuti e contestati tratti dal nostro presente, con particolare attenzione alle attuale lotte di liberazione globali.

 

I testi prodotti potranno essere presentati al pubblico al termine della giornata.

 

Disponibilità posti limitata, iscrizione obbligatoria fino a tre giorni prima dell’evento su: iscrizione@lungomare.org

Mirene Arsanios

Mirene Arsanios è l’autrice della raccolta di racconti The City Outside the Sentence (Ashkal Alwan, 2015), Notes on Mother Tongues (UDP, 2019) e The Autobiography of a Language (Futurepoem, 2022). I suoi saggi e racconti brevi sono apparsi su e-flux journal, VIDA, The Brooklyn Rail, LitHub, Guernica e Fence, tra gli altri. Arsanios ha co-fondato il 98weeks Research Project a Beirut ed è la fondatrice della rivista Makhzin, una pubblicazione bilingue inglese/arabo dedicata alla scrittura innovativa. Vive a Brooklyn, dove insegna al Pratt Institute, e attualmente ricopre il ruolo di Direttrice del Programma presso il Poetry Project.

 

Manuela Pacella

Manuela Pacella (Roma, 1977) è storica e critica d’arte. Scrive regolarmente per libri e cataloghi di mostre e per riviste di settore. Tra le sue pubblicazioni si annoverano Bertille Bak. La fiaba del reale (Postmedia Books, 2018) e Tell me stories! (Politi Seganfreddo edizioni, 2024), libro derivato dalla rubrica omonima pubblicata su Flash Art Italia (2020-2024). Nell’ambito dell’editoria, della scrittura e dell’insegnamento si impegna da anni ad analizzare quella zona liminale della scrittura critica che offusca i confini tra i generi, arrivando alla fiction teorica. Il suo corso in Critical Writing del Biennio in Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti (campus di Roma), è caratterizzato proprio da un percorso che dalla scrittura accademica e critica arriva a una tipologia testuale più libera e meno normata.